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Il Caffè

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Pubblicato da in Cultura ·
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Quando io morirò, tu portami il caffè e vedrai che io resuscito come Lazzaro!



A Napoli se non ti piace il caffè partono frasi del tipo : "ma si napulitan? " ( ma sei napoletano) , " io nun o'capisco, ma è figlie mio ?" ( io non lo capisco, ma è figlio mio? )... perchè il napoletano ci tiene!!  A Napoli si vive di caffè, il nostro carburante quotidiano, senza non ci svegliamo!
Ma una mattina di sole, mentre gustavo il mio caffè guardando il Vesuvio, mi domandai quale fosse l'origine del caffè napoletano,  possibile che da napoletana non ne sapessi nulla?!.
Iniziarono così le mie ricerche, dovevo saperne di più!

Nel 1600 arrivò in tutti i porti italiani il chicco di caffè e da lì fu conosciuto da tutti, solo che a Napoli, per ironia della sorte, arrivò tardi!
A Napoli il caffè è  una sorta di rito, saremo anche perfettini nelle nostre tradizioni, ma è così! Tra varie leggende sull'importazione del caffè ci sono diverse storie, tra cui quella di un giovane musicologo romano, Pietro Della Valle, che ne importò dall'Oriente la ricetta. Stabilitosi a Napoli, fece un lungo viaggio in terra santa, dove vi trovò anche l'amore. In quel periodo vi fù un intenso scambio epistolare con l'amico e medico Mario Schipano, dove parlava di questa bevanda "kahve"  versata in piccole scodelle di porcellana, svuotate e riempite post-pasto continuamente. In una di queste lettere fu  riportato anche  il rito di preparazione della bevanda. Probabilmente il giovane, al ritorno dal suo viaggio, portò con se il caffè a Napoli. C'è anche chi afferma che nel 1450 durante il regno aragonese già era presente, piochè importavano prodotti dall'oriente.
Un'altro accenno di leggenda ci è dato dall'università di medicina di Salerno in cui si narra che arrivò come farmaco.  
Nel '700 il caffè veniva solo bevuto da aristocratici snob e nel  1794 il grande gastronomo Vincenzo Corrado, autore del ricettario Cuoco galante, volle porre l'attenzione sul caffè, abbinandolo al cioccolato, come riportato nel "trattatello" La manovra della cioccolata e del caffè, dedicato a Nicola Valletta, icona della napoletanità in quei tempi, maestro della jettatura! Dedicò l'opera a lui per sfatare la diceria che il caffè portasse jella.  

Presto arrivò anche la macchinetta del caffè, antesignana della moka, cioè il caffè ad infusione, per lasciar spazio al caffè di colore nero e denso, ancora più tardi arrivò la macchinetta del caffè espresso.

Non si conoscono i motivi di questo presunto ritardo dell'arrivo del caffè a Napoli, ma di sicuro oggi ogni napoletano ne beve più di uno al dì.  
Insomma abbiamo iniziato ad apprezzarlo solo nell'800, quando si diffuse ovunque, quando nacquero le caffetterie ambulanti, uomini che percorrevano le strade con due recipienti, uno di caffè e l'altro di latte, muniti di zucchero e tazze.
Non saremo i primi ad averlo conosciuto ma sicuramente oggi siamo i primi nel gusto e nella preparazione.

Il caffè espresso, nacque a Torino nel 1884, in seguito alla creazione della macchinetta brevettata da Angelo Moriondo. L'invenzione fu poi coperta dal brevetto internazionale avvenuta a Parigi nel 1885. Dopo 17 anni la macchinetta fu perfezionata da Luigi Bezzera. Il brevetto fu poi acquistato da Desiderio Pavoni che fondò "La Pavoni" e iniziò la produzione in serie a Milano. Da lì nacque il caffè ristretto, lungo, corto, macchiato, corretto, rexentin e decaffeinato che ancora tutt'oggi a volte richiediamo nei bar.
Il momento del caffè unisce gli amici, la famiglia e gli sconosciuti, può anche essere un momento solitario per rilassarsi e riflettere, un momento di creatività e di pura poesia.

In aggiunta, non posso non accennarvi alla così detta caffeomanzia, arte divinatoria di origini Orientali ma sviluppatasi anche in Occidente nel 1600,  dove si leggono i fondi di caffè, praticata ancora tutt'oggi nel sud Italia.
In realtà il caffè utilizzato per questa pratica è generalmente quello turco che si ottiene da una miscela di polvere di caffè e acqua, portata ad ebollizione in un pentolino di metallo, ma si può provare anche con il caffè italiano. Una volta pronto, si beve il caffè senza aggiunta di zucchero, premurandosi di lasciare sul fondo un po’ di residuo. Dopo aver bevuto, bisogna concentrarsi sulla domanda da fare, si ruota la tazza e la si capovolge sul piattino. Si attendono due minuti in modo tale che vi sia abbastanza tempo per i residui di caffè di depositarsi sui bordi della tazzina. Infine si è pronti a leggere il responso: si guarda nella tazza e si interpretano le figure formate dai fondi di caffè, quelle interne alla tazzina rappresentano il futuro, i residui scivolati nel piattino rappresentano invece la situazione attuale. Il post-caffè è un modo anche per divertirsi!

Curiosità
Come si prepara il caffè napoletano con la “cuccumella” ? ( caffettiera napoletana )
• Calcolare 5-6 grammi di caffè per ogni tazzina. La macinatura della polvere dev’essere media, e il caffè va collocato nel serbatoio bucherellato. Avvitare il filtro sopra .
• Versare l’acqua necessaria nella parte inferiore della macchina, senza superare il forellino. Inserire il serbatoio del caffè completo di filtro. Avvitare le due parti della macchina.
• Mettere la napoletana (col becco all’ingiù) sul fuoco e portare l’acqua ad ebollizione
• L’acqua bolle quando un filo di vapore esce dal forellino. A questo punto togliere la macchina dal fuoco e, afferrandola saldamente per i due manici, capovolgerla con un colpo secco in modo che l’acqua scenda attraverso il filtro con la polvere di caffè e vada a raccogliersi nel deposito inferiore. Ci vuole qualche minuto di pazienza.
• Servire caldo.

Da non dimenticare che più si usa la macchinetta e più il caffè è buono!

A me è venuta voglia di un caffè e a voi?

Vi lascio con una citazione di Michail Bakunin : “Il caffè, per esser buono, deve essere nero come la notte, dolce come l’amore e caldo come l’inferno”.

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